
Per anni molti consumatori hanno avuto la stessa sensazione: la confezione sembrava identica, ma il contenuto diminuiva. Non era solo un'impressione. Questo fenomeno ha un nome preciso, shrinkflation, ed è diventato così diffuso da spingere il legislatore a intervenire con nuove regole sulla trasparenza.
In Italia, infatti, è stata introdotta una disciplina specifica per contrastare questa pratica: quando un prodotto preconfezionato viene ridotto nella quantità mantenendo un prezzo sostanzialmente invariato, o addirittura più alto, il consumatore dovrà essere informato in modo chiaro della modifica. L'obiettivo è rendere più trasparente un cambiamento che spesso passava inosservato.
La parola shrinkflation nasce dall'unione di due termini inglesi: to shrink, cioè "restringere", "ridurre", e inflation, "inflazione". Letteralmente significa quindi "inflazione attraverso la riduzione". Invece di aumentare il prezzo di un prodotto, il produttore ne riduce la quantità, lasciando invariata la confezione o modificandola appena quel tanto che basta da non attirare subito l'attenzione.
È un meccanismo tanto semplice quanto efficace. Una tavoletta di cioccolato passa da 100 a 90 grammi, una confezione di biscotti contiene qualche pezzo in meno, un detersivo perde qualche lavaggio. Il prezzo esposto sullo scaffale cambia poco o nulla, ma il costo reale per unità di prodotto aumenta.
Non si tratta necessariamente di una pratica illegale. Ridurre il contenuto di una confezione è perfettamente lecito, purché il consumatore sia messo nelle condizioni di capire che cosa sta acquistando. È proprio su questo aspetto che intervengono le nuove disposizioni: chi produce e distribuisce i prodotti dovrà comunicare la riduzione della quantità, così che i punti vendita possano informare chiaramente gli acquirenti per un periodo di tempo stabilito dalla legge.
Dal punto di vista linguistico, shrinkflation è un esempio di parola macedonia, cioè formata dalla fusione di due vocaboli diversi. È lo stesso procedimento che ha dato origine a termini ormai familiari come brunch (breakfast + lunch) o netiquette (network + etiquette). Anche in italiano queste parole vengono spesso adottate senza traduzione, soprattutto quando descrivono fenomeni economici nuovi.
Qualcuno ha proposto alternative come sgrammatura, inflazione nascosta o inflazione occulta, ma nessuna è riuscita ad affermarsi davvero. Ormai shrinkflation è entrata stabilmente nel linguaggio dei media, delle associazioni dei consumatori e persino dei testi normativi, che la citano esplicitamente per identificare il fenomeno.
Il successo di questa parola racconta anche un cambiamento più ampio. Fino a pochi anni fa si parlava quasi esclusivamente di inflazione come aumento dei prezzi. Oggi l'attenzione si è spostata anche su strategie più sottili, che incidono sul potere d'acquisto senza modificare in modo evidente il cartellino esposto.
È probabile che nei prossimi mesi sentiremo parlare ancora spesso di shrinkflation, proprio perché le nuove regole renderanno più visibili quei cambiamenti che prima potevano passare inosservati.
Driver: perché diciamo così quando potremmo dire “motore” Un viaggio nel significato di “driver”, dall’inglese “conducente” all’uso economico e tecnologico. Perché questa parola è così diffusa e quando l’italiano offre alternative più chiare.
Targhino: la parola minuta che cambia l’identità del monopattino La parola “targhino” accompagna l’obbligo di identificazione per i monopattini elettrici e mostra come l’italiano trasformi il linguaggio burocratico in termini più familiari, tra diminutivi, responsabilità e nuove abitudini urbane.| Dizy © 2013 - 2026 Prometheo | Informativa Privacy - Avvertenze |